Non sono uno che dice "Ecco, il progresso ci ha rovinato", "Internet ci ha rovinato" o cagate simili. Internet è uno strumento fantastico. Però a volte mi piace ricordare come ci comportavamo quando questo strumento non c'era.
Ad esempio, per ascoltar la musica, ci si affidava a cassette e registratori. Non c'era Emule, se volevi - ehm - procurarti le canzoni illegalmente c'era la radio. Stavi lì aspettando che ci fosse la canzone bella, possibilmente su una radio che non aveva il deejay che parlava sopra, poi via di fretta a premere rec. Ne usciva una cassetta con un mosaico di canzoni con l'inizio tagliato, il finale interrotto dalla radio - grr -.
E se volevi l'album, dovevi scegliere: o 20 mila lire originale nei vari negozietti, oppure 10 mila dal mercato. Ma queste erano cassette contraffatte, vendute però alla luce del sole, una volta non c'erano molti controlli a riguardo. Se poi gli album scocciavano, o li buttavi in un angolo, oppure mettevi il nastro adesivo sulla protezione dalla scrittura e la riusavi per registrare dalla radio. Oppure chiedevi all'amico la cassetta e con il registratore a due piastre facevi la copia, magari con la velocità doppia, sentendo un effetto Alvin superstar.
Certo la cassetta originale aveva un suono migliore ed aveva i testi. Eh già perché se volevi leggere un testo, mica lo trovavi su angolotesti, dovevi averlo tu. E se non lo avevi, prendevi il notebook e lo scrivevi a mano. Ah, piccolo dettaglio, il notebook non aveva né tastiera né monitor, era il quadernino su cui scrivere. Facevi andare col registratore la canzone piano piano e poi trascrivevi, come in un dettato.
Poi si usciva col walkman e le cuffie. Il mio primo walkman aveva solo i tasti avanti, stop e avanti veloce. Ma era sconsigliato mandare avanti il nastro con il walkman perché consumavi subito le pile. Meglio tirarlo fuori e avvolgerlo con la matita.
Foto di Malcolm Tyrrell, Wikipedia.

