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venerdì, gennaio 20, 2012

La musica quando non c'era internet


Non sono uno che dice "Ecco, il progresso ci ha rovinato", "Internet ci ha rovinato" o cagate simili. Internet è uno strumento fantastico. Però a volte mi piace ricordare come ci comportavamo quando questo strumento non c'era.

Ad esempio, per ascoltar la musica, ci si affidava a cassette e registratori. Non c'era Emule, se volevi - ehm - procurarti le canzoni illegalmente c'era la radio. Stavi lì aspettando che ci fosse la canzone bella, possibilmente su una radio che non aveva il deejay che parlava sopra, poi via di fretta a premere rec. Ne usciva una cassetta con un mosaico di canzoni con l'inizio tagliato, il finale interrotto dalla radio - grr -.

E se volevi l'album, dovevi scegliere: o 20 mila lire originale nei vari negozietti, oppure 10 mila dal mercato. Ma queste erano cassette contraffatte, vendute però alla luce del sole, una volta non c'erano molti controlli a riguardo. Se poi gli album scocciavano, o li buttavi in un angolo, oppure mettevi il nastro adesivo sulla protezione dalla scrittura e la riusavi per registrare dalla radio. Oppure chiedevi all'amico la cassetta e con il registratore a due piastre facevi la copia, magari con la velocità doppia, sentendo un effetto Alvin superstar.

Certo la cassetta originale aveva un suono migliore ed aveva i testi. Eh già perché se volevi leggere un testo, mica lo trovavi su angolotesti, dovevi averlo tu. E se non lo avevi, prendevi il notebook e lo scrivevi a mano. Ah, piccolo dettaglio, il notebook non aveva né tastiera né monitor, era il quadernino su cui scrivere. Facevi andare col registratore la canzone piano piano e poi trascrivevi, come in un dettato.

Poi si usciva col walkman e le cuffie. Il mio primo walkman aveva solo i tasti avanti, stop e avanti veloce. Ma era sconsigliato mandare avanti il nastro con il walkman perché consumavi subito le pile. Meglio tirarlo fuori e avvolgerlo con la matita.

Foto di Malcolm Tyrrell, Wikipedia.

venerdì, aprile 09, 2010

Addio alle cabine telefoniche




Leggo sul corriere che smantelleranno gran parte delle cabine telefoniche. Alcuni esemplari si salveranno, in luoghi "tattici" come ospedali, scuole o caserme. Poi su richiesta del singolo cittadino, è possibile lasciare alcune cabine in vita.

Un pezzo della storia che sta per svanire, i nostri figli ci guarderanno straniti con il loro cellulare ipergalattico, quando gli racconteremo che noi non solo non avevamo un cellulare, ma che per chiamare uscivamo in strada per chiuderci in una cabina.

Io ricordo che quando ero piccolo i miei mettevano i gettoni e le monete per chiamare i parenti dal mare o dalla montagna. Ci si faceva il sacchetto di monete, a volte poi potevi trovare già qualche lira perché non dava resto.

Poi arrivarono le tessere telefoniche ed io, dopo aver provato a resistere, mi sono fatto prendere dalla moda della collezione. Ne avevo parecchie, giravo tutti i telefoni di Milano, specie sotto la metro, per trovare le mitiche schede telefoniche. La domenica andavo al mercatino di Cordusio a rivendere le doppie.

Anche i primi tempi che avevo il cellulare, continuavo ad affidarmi alle cabine, perché quando la ricarica del telefonino finiva, non avevo 50 mila lire - allora era il taglio minimo - per ricaricarlo, così investivo 5000 Lire per una ricarica telefonica. Oppure quando i miei mi litigavano che chiamavo troppo da casa, mi rifugiavo sempre nella cabina per poter chiamare gli amici.

Insomma ricorderò sempre le cabine, hanno fatto parte delle mie abitudini; penso che tutte le persone nate fino agli anni 80 hanno avuto a che fare con i telefoni pubblici.

Foto di lafra, Flickr.

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