Era l'estate 2011 quando un gruppo di amici, guidati da una persona che non conoscevo, si unì per un progetto. Il progetto era creare un giornale libero, un giornale nuovo dove ci fosse davvero la libertà giornalistica. Ero entusiasta perché forse, dopo anni di blog, potevo accarezzare il sogno di scrivere in un giornale, da giornalista.
Comunque non volendo gettare le cartucce che riservavo ai miei blog, decisi di portare avanti, almeno all'inizio la pagina sportiva, unico argomento non trattato sui blog, di cui però sono appassionato. Tutto inizia bene? Insomma, si inizia in una piattaforma dove c'erano solo paletti, ben presto due miei amici blogger, Il Cesco e Michele abbandonano, sono i primi a sentire puzza di bruciato. Io, cocciuto, rimango, ritenendo che nella nuova piattaforma, dove ci siamo spostati, avremmo trovato maggior spazio. Finalmente si parte, ma dopo qualche mese mi rendo conto che qualcosa non torna.
Mi sembrava un giornale fatto da tanti editoriali, ma pochi articoli con i fatti. Tanta, troppa politica e poca cronaca, pochi dossier. Oltretutto, per quanto sia giustificabile che ci siano editoriali delle varie parti politiche, ritengo che se si legge l'editoriale di destra, sia giustificato un editoriale di sinistra. Io credo molto nel giornalismo fatto di confronto di idee, così che tu, sentendo entrambe, possa farti un'idea completa. Qualcosa tipo In onda.
Sospinto da questa mia idea, ho provato ad inserire
questo post sul giornale, appena dopo mezzoretta dall'altra idea, totalmente opposta alla mia. Quella era la prova del 9 per me, volevo capire se un'opinione fuori dal coro sarebbe stata accolta e se un'idea di confronto è possibile in un giornale del genere. Disastro: là pare che non si desideri un simile confronto, pare che chi prima arriva e mette un'opinione, poi sia contestabile solo tramite commenti.
E allora che cazzo di libertà è questa? Da lì ho passato i mesi successivi cercando di arrivare prima su una notizia e vedere se, una volta messo io per primo un post, se sarebbe stato rispettato, anche se contro quella che di fatto era una linea editoriale diversa dal mio pensiero. Ma il tempo è poco, la voglia anche, ma chi me lo fa fare? Non ho voglia di lottare contro i mulini a vento.
Proseguo stancamente la mia rubrica di calcio, perché io gli impegni li porto comunque avanti come da accordi. Tutto bene finché noto che a causa di ulteriori discussioni, che si sono trasformate in parole contro il muro, si è arrivati ad un punto di rottura definitivo. Se io ancora resistivo in un ambiente che ritenevo contro al mio modo di pensare era grazie al fatto che c'erano degli amici, amici che posso pensare che la pensassero come me. Ma se vedo che una persona se ne va, poi un'altra e un'altra ancora, capisco che forse è arrivato il momento di lasciar perdere i propri principi e le lotte ai mulini al vento.
E così è, sabato ho consegnato le dimissioni, la mia collaborazione con Frews è finita, per correttezza scriverò ancora fino alla fine del campionato. Io ho provato a spiegare cosa secondo me doveva cambiare, senza troppo insistere perché ormai da tempo mi sentivo un "collaboratore ospite", non parte del progetto. Mi è stato detto che avrei dovuto fare in prima persona, che i post portavano letture, ecc. Insomma, le solite scuse, io ho chiesto collaboratori e contenuti, basta politica fatta di aria fritta, ne è piena qualunque quotidiano nazionale. Lo scopo è informare o far numeri di visite ad ogni costo? Lo scopo è fare 3 post di qualità o semplicemente farne 10 15 qualunque? Se lo scopo sono i soli numeri, allora si ricade nel solito problema italiano: far informazione non per la vocazione di insegnare, ma solo per far clamore, per far numero.
Non è questa la mia mission, quindi saluti e baci. Ma non me ne vado troppo deluso o segnato: se un domani mi si proponesse un'iniziativa simile, non partirei prevenuto. Un giornale secondo le mie idee di informazione libera, senza badare ai numeri ma puntare alla qualità, può esistere. Magari un giorno lo creererò io, chissà.