venerdì, aprile 29, 2011

Il dramma della raccolta differenziata


Inutile dirlo, col mondo che è bello intossicato la raccolta differenziata è un atto civico, nonché - per fortuna - un dovere in alcune città d'Italia. Fosse per me, in tutto il Paese dovrebbe essere obbligatoria, non che ogni comune fa da sé. Il sistema milanese già non è malaccio, con bidoni messi comodamente in ogni condominio, per venire incontro ai più pigri che non vogliono cercare le campane.

Però - c'è sempre un però - a volte mi ritrovo in mano dei materiali di cui non ho la più pallida idea di quale cestino debba contenerli. Rimango fermo davanti ai tre bidoni come se fossi un automobilista davanti ad un bivio. Passano le ore ed io sono ancora lì fermo, indeciso sul da farsi. E' carta? E' metallo? E' uranio? Dannazione che materiale è? O cavolo, questo è fuori carta e dentro alluminio, mmm, quale formula chimica debbo usare per separarli? Ma quei dannati non potevano fare una confezione più umana?

E allora, dopo la rivoluzione dei sacchetti di plastica, io propongo una nuova rivoluzione: obbligo di fare confezioni riciclabili, ove possibile, e indicare di che cazz di materiale è fatta la confezione. Non posso ogni volta ingaggiare un perito chimico o mettermi con l'ampolla e fare io esperimenti. Spero che qualcuno della stanza dei bottoni, sì proprio tu che puoi decidere di fare energia dalle cellule di uranio - quasi inorridisco -, fai qualcosa per sta cazz di raccolta differenziata. E con qualcosa, non intendo abolirla o nascondere tutto sotto il tappeto :-P

E mettetemi una campana per pile e lampadine, non posso diventare matto per trovarle.

Foto di uomoincravatta, Flickr.

11 commenti:

on 29/04/11, 11:11 ha detto...

Oh là, sono proprio d’accordo con te! Ogni volta bisogna stare ad impazzire per capire dove caspita buttare una cosa, e poi va a finire che magari era riciclabile ma per sicurezza lo buttiamo nell’indifferenziata, ed è un peccato, o peggio ancora lo buttiamo nel bidone sbagliato rovinando tutto.
Un plauso da parte mia và alla Coop e alla Mulino Bianco (scusa se cito le marche, non è per pubblicità, ma quando ci sono dei meriti vanno riconosciuti secondo me) che indicano esplicitamente sui prodotti a proprio marchio il materiale della confezione e dove va buttata. Spero proprio che questo sia il futuro, che diventi una delle diciture obbligatorie sull’etichetta.
Un piccolo inciso: quante volte i prodotti che acquistiamo hanno un packaging esagerato: busta di plastica, cartone, retina ecc tutte insieme! Non ne basta una? Esempio: gli yogurt, oltre al vasetto di plastica alcuni hanno il cartone esterno: non si potrebbe eliminare, come d’altronde molte marche hanno già fatto? Giusto per citare un esempio, ma ce ne sarebbero tantissimi altri. E poi quei biscotti con quel fastidioso sacchetto su cui è scritto esplicitamente “non ancora riciclabile”: perché non adottare un sacchetto riciclabile? Tanti piccoli accorgimenti che potrebbero fare tanto per il nostro sistema di smistamento rifiuto intasato e per l’ambiente!!!

Lufantasygioie on 29/04/11, 11:39 ha detto...

mi trovi daccordo con te ,a volte è un vero e proprio rebus.
Anche Mò dice bene,indicare sulla confezione la sua destinazione finele e magari un unico materiale.
A presto lu

Paòlo on 29/04/11, 12:09 ha detto...

X Mò Hai centrato il punto, tra l'altro fai bene a citare quelle due marche. Il pacco dei biscotti è un classico: fuori carta - una specie -, dentro una specie di pellicola d'alluminio. Possibile che non esista un materiale riciclabile che mantenga inalterato il gusto dei biscotti?

X Lu, Mò e per tutti: la rivoluzione dei sacchetti mi ha convinto che forse finalmente si vuol fare qualcosina per migliorare il pianeta: quello è stato il primo passettino, ora servono altri passi. Questi passi sono
1 informare sulla riciclabilità del materiale
2 fare imballi con solo materiali riciclabili
3 fare pochi imballi. Uno compra il giornale e trova la pellicola che lo ricopre, un cartone per tenerlo fermo, la pellicola che ricopre l'eventuale gadget regalo, il volantino pubblicitario. Basta, è ora di ridurre.

I am on 29/04/11, 14:44 ha detto...

Ma se fanno le cose per bene poi cosa ci guadagnano?

Cavaliere oscuro del web on 29/04/11, 18:07 ha detto...

Sono d'accordo con te,spesso non si riesce a capire il materiale della confezione.Saluti a presto

marco ha detto...

A nova milanese dove abita mia nonna se metti qualcosa nel sacco sbagliato non lo ritirano

giglio on 30/04/11, 10:33 ha detto...

verissimo ihihihih
ma sai quante volte mi capita di chiedermi ma questo cos'è? carta? plastica? mah...
Ciao, buon w.e.
Anna

Paòlo on 30/04/11, 12:19 ha detto...

X Marxo, a Milano arrivano le multe ai condomini se sbagli, ci sono gli ispettori che controllano. Motivo in più per chiedere chiarezza maggiore.

X Giglio, ormai stiamo diventando tutti periti chimici :-D

Enzo on 30/04/11, 22:14 ha detto...

Io non sono d'accordo sui sacchetti del supermercato. Ci hanno speculato su questo fatto, soprattutto perchè sono per nulla resistenti e costano. Meglio la classica vecchia borsa di tela della nonna..

Alessandra on 02/05/11, 22:11 ha detto...

Paolo, hai mai pensato di metterti in politica? Io ti voterei! :-)

Paòlo on 02/05/11, 23:18 ha detto...

Più di una volta Alessandra, chissà che un giorno non mi venga la voglia di provarci :-D Grazie per il commento.

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